“Riva di Scidro” a Belvedere, un porto figlio di tanti, ritardi burocratici e l’azione frenata dell’ente comunale

Girano soldi. Troppi. Come troppi sono i consensi da tenere ben stretti. Quei consensi costruiti con le strette di mano. Con le promesse non mantenute. Quei consensi fabbricati con i “poi vediamo”, “me la vedo io”, “ci vado io a parlare”. Sembra quasi di sentirli. Li vediamo stringere mani, organizzare convegni, incontri, cene e qualche telefonata “tout court”. Il transito tra l’agenda dei favori fatti ai finanziamenti e contributi vari (a questa o quella associazione in odore di collateralità con amministrazioni ed enti, qualche volta pubblici, qualche volta privati) è il classico salto di qualità. E cosi vedi che anche un porto, sudato, pregato, agognato, diventi oggetto di proprietà intellettuale: come un quadro d’autore, una canzone, un articolo, un libro. Diventano “padri padroni” solo per aver trainato la questione nelle stanze giuste, nelle mani giuste. Il “Riva di Scidro” (perché così si chiama), è stato realizzato grazie ad una massiccia consapevolezza che a Belvedere il porto ci stava, con il beneplacito di chi la politica la masticava perbene. Ora i lavori per la sicurezza e realizzazione di strade e accessori vari quasi quasi viene frenata. Giochetti di potere? Certo sennò che ci stiamo a fare. La stessa azione della neo amministrazione comunale sembra affannare, barcamenandosi tra incontri, numeri e gare. E che scivola sul Cuc, quel centro unico per le committenze che ha tanto il sapore di una sconfitta, un Cuc non in grado di poter accedere a finanziamenti di tale calibro. Cinque milioni di euro, di cui investiti per ora solo circa 200 mila, per un impianto che necessita, quantomeno dell’ordinaria manutenzione. Del Cuc fanno parte Belvedere, Praia a Mare e Diamante, paesi, questi ultimi due, che con i porti non ce ne stanno azzeccando una. Diamante ha messo tutto nelle mani dell’agenzia anticorruzione, Praia a Mare è in attesa di entrare nella seconda tornata di finanziamenti europei. Ma l’obiettivo potrebbe essere ben diverso: se Belvedere perde il finanziamento Praia è in agguato. Si ridurrebbero i tempi. E Praticò mica è uno che è nato ieri. Una gara per il Riva di Scidro è stata espletata. C’è anche un gruppo di professionisti che risulta primo nella graduatoria. Si vabbè, rispondono, ma bisogna fare ancora alcune valutazioni tecniche e altro ancora. E allora la gara a cosa è servita? A quali lobby di multinazionali a quali poteri forti sono stati pestati i piedi. A chi dà fastidio, realmente, il porto di Belvedere? Ma il gioco mica finisce qui. A chi andrà poi la gestione della struttura? Vedremo.   

Antonello Troya

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